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Molfetta - “Pas de Chat” è il titolo che hai scelto per il tuo ultimo album, una raccolta di tracce per solo chitarra; lavoro che hai appena pubblicato per le “Dodicilune Edizioni discografiche”. A cosa si riferisce? “Pas de Chat” è il titolo delle composizioni portanti del lavoro. Scrissi il motivo principale diversi anni fa. Le prime note che aprono la composizione mi portarono alla mente subito il passo di danza classica “Pas de Chat” appunto. Così subito sviluppai la composizione, cercando di rappresentare l’imprevedibilità di un gatto, nel mio linguaggio musicale.
Parlaci un po’ di questo album. Quali sono le tue influenze artistico-musicali? Credo di aver trovato un equilibrio tra il mio interesse nella ricerca musicale e la necessità di trovare spunti melodici sempre ispirati. Cerco di prendere nuove idee da qualsiasi stimolo. La presenza nel disco di “Agnosia”, un brano dedicato al compositore Leo Brouwer, rende più tracciabile il mio percorso. Lo stesso Brouwer ha curato una raccolta di brani di giovani compositori, nella quale io compaio con il “Valser des troix oisons”, brano contenuto nell’album.
Che tipo di approccio hai con la musica? E quanto conta l’ispirazione? L’ispirazione è fondamentale. Essa però, non è sempre legata agli strumenti che suono. L’immagine che tutti hanno a riguardo è forse eccessivamente romantica. Ad ogni modo, all’idea ispiratrice segue prima, un lavoro di ricerca sugli elementi che voglio meglio sviluppare, poi, un progetto compositivo dove stabilisco gli obiettivi da raggiungere. Il resto vien da sè!
Un suggerimento per chi volesse imparare a suonare e per chi volesse fare della musica il proprio lavoro? La musica richiede abnegazione. Se fare musica è una necessità c’è poco da scegliere: anche nelle difficoltà non si demorde mai. Mi sento di consigliare, per chi volesse imparare a suonare, di avvicinarsi subito allo studio e di cercare di ascoltare quanta più musica possibile. La posta in gioco, ad un certo punto, non è più inseguire il ‘sogno’ di suonare su un palco, ma è la propria identità.
I tuoi ultimi progetti. Ciò che ora, da vicino, stai seguendo con passione. In questi ultimi anni ho lavorato su diversi progetti. Un lavoro per trio vocale accompagnato da chitarra classica, contrabbasso e batteria, intitolato “Voices” per cui sto trovando la giusta etichetta discografica. Ora sto lavorando sia su nuove composizioni siasu una ricerca sulla famosa ‘questione meridionale’ che si è tradotta poi in uno spettacolo teatrale intitolato “Ritratto Meridionale”. La ricerca è nata per comprendere meglio le nostre origini. Il testo è sicuramente critico rispetto al nostro Risorgimento e all’interno vi è un confronto per capire da dove proviene il disagio del mezzogiorno. Ho cercato, però, di non dare spazio al vittimismo retorico che si respira intorno a queste tematica. Spero al più presto di avere modo di metterlo in scena magari proprio a Molfetta.
(tratto da "il Fatto" n. 75 di Maggio 2011)
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