MOLFETTA. Una tragedia che si è ripetuta PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Mercoledì 30 Settembre 2009 09:26

canilelagerMolfetta- Dalla Lega Nazionale per la Difesa del Cane abbiamo ricevuto la nota stampa che di seguito pubblichiamo. Riguarda una vicenda avvenuta un paio d'anni fa a Torre a Mare e l'iter giudiziario che ne è seguito.

 

Il 25 settembre 2009 presso il Tribunale di Bari si è tenuto il processo penale per maltrattamento a carico di Schena Alberto proprietario di un canile abusivo sito a Torre a Mare a pochi chilometri da Bari, che andò in fiamme il 26 giugno 2007 causando la morte di oltre 70 cani, e gravissime lesioni mutilanti a molti altri. Nel canile erano presenti oltre 300 cani.

I volontari della Lega Nazionale per la difesa del Cane e di altre Associazioni locali che per primi prestarono soccorso alle povere creature, infilandosi tra le fiamme prima ancora dell’arrivo dei Vigili del Fuoco, si trovarono davanti ad uno spettacolo orrendo che nessuno di loro potrà mai dimenticare: cani che bruciavano vivi e che non potevano sfuggire alle fiamme poiché costretti in gabbie per polli o legati alla catena.

Il Corpo Forestale dello Stato sopraggiunto in seguito ebbe modo di documentare ampiamente le condizioni di sofferenza in cui versavano anche gli animali sfuggiti al rogo, i veterinari della Associazioni nominate "tutori giudiziari" ebbero anche loro modo di fornire documentazione sanitaria relativa al maltrattamento perpetrato in quella struttura, nessun cane risultava anagrafato, nessuna femmina sterilizzata, molti i cuccioli presenti ammassati nella sporcizia in bui cunicoli. Quasi tutti i cani erano di razza.

Tutta l'Italia si mobilitò per aiutare le povere creature, anche all’estero vi fu vasta eco, oltre 100 vennero adottati, molti di loro ancora oggi vengono curati per guarire le ferite del corpo e dell’anima, alcuni porteranno per sempre i segni dei maltrattamenti subiti, non avranno mai più fiducia negli uomini, schiveranno per sempre la mano che oggi li accarezza ma che un tempo li colpiva.

Oggi il signor Schena è stato assolto perché il fatto non costituisce reato. Il magistrato dottor Cafaro non ha ritenuto sufficiente quanto il Pubblico Ministero ha egregiamente esposto, ora si aspettano le motivazioni della sentenza.

"I nostri amici -hanno dichiarato i volontari- sono stati bruciati vivi ancora una volta ed insieme a loro sono andate in fiamme le speranze di tutti noi che quella maledetta notte abbiamo rischiato la nostra di vita per portarli in salvo certi che sarebbe stata fatta giustizia, così non è stato, per i cani non vi è giustizia su questa terra. Speriamo almeno che le fiamme dell'inferno possano ardere le coscienze di chi non ha occhi per vedere la sofferenza dei deboli senza voce".

 

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